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Il vizio di leggere: l'invidia
Sette vizi capitali; sette itinerari di lettura. Quinto vizio.
“Per cosa sono da meno di lui? Per intelligenza? Per ricchezza interiore? Per sensibilità? Per forza? Per importanza? Perché devo subire la sua superiorità?” Così s’interroga Nicolaj Kavalerov, protagonista del romanzo Invidia di Jurij Olesa (ed. Libraio 1984), meditando con rancore sul suo nemico personale, un certo Babicev, che rappresenta ai suoi occhi, come per tutti gli invidiosi, un concentrato di negatività assolute.
Astio, gelosia, invidia hanno spesso come altro lato della medaglia la sudditanza nei confronti degli invidiati, non di rado ignari di esserlo e con ciò ancor più esposti alle conseguenze: questo vizio va di pari passo con l’ira, di cui può essere motore: “Aggressione, ostilità, conflitto, frustrazione, tensione, attrito, sono tutti concetti che hanno una loro giustificazione, ma che non è lecito usare in funzione di mascheramento o rimozione del fenomeno base costituito dall’invidia.” sostiene Helmut Schoeck nel suo saggio dedicato a L’invidia e la società (ed. Rusconi 1974), ed acutamente osserva: “Nonostante che nelle più svariate lingue sia possibile individuare nettamente il fenomeno “invidia”, sorprende la rarità con cui l’invidia trova una personificazione nell’arte. Evidentemente era molto più facile rappresentare la tristezza, la gioia o la paura.” Principio animatore di questo testo è l’analisi sociologica del concetto di aspirazione all’uguaglianza alla cui base si trova, per l’autore, il peccato capitale dell’invidia, su cui peraltro si fonda l’intero sistema produttivo attuale, finalizzato a vendere invidia per stimolare l’acquisto dei prodotti indipendentemente dalla loro effettiva utilità.
“Non so se sono stata invidiata, ma ho invidiato molto da piccola. Mia cugina: aveva un anno più di me […] Quando eravamo alle soglie dell’adolescenza era un confronto continuo: lei è sempre stata una bella ragazza, con un gran seno, un vitino da vespa, alta, gamba lunga, biondissima.” Così parla di sé e della sua storia Rezia Corsini, una delle donne che si raccontano nel libro di Donatella Borghesi Specchio, specchio delle mie brame. Luci ed ombre dell’invidia tra donne (ed. La tartaruga 2000); amicizia, aspetto fisico, carriera, e rivalità per gli uomini: questi i grandi temi che l’autrice affronta, nell’ambito di un argomento che crea disagio, perché sempre occultato da decenni di conciliazione e tolleranza al femminile. Significativa, per esempio, la frase posta all’inizio del capitolo 3, intitolato Chi è la più bella del reame? che sottolinea senza mezzi termini “Le belle ragazze non hanno amiche”.
Emilia, la protagonista dell’ultimo ritratto delineato da Isabella Bossi Fedrigotti nel suo Catalogo delle amiche (ed. Rizzoli 1998), dell’invidia ne sa qualcosa: e infatti, essendo l’ultima delle dieci donne narrate dalla scrittrice, le passa in rassegna tutte, dalla prima all’ultima, evidenziandone soltanto i lati negativi, a suo avviso, quelli che determinano il suo meritato disprezzo. Si salva solo Stefania, quella che vive nell’ombra della madre: “In pratica, di veramente suo Stefania ha solo il lavoro ma, facendo la bibliotecaria, è difficile invidiarla per questo.” [sic! N.d.A.] E quindi con lei Emilia “può permettersi di non fingere, non troppo, liberata dalla necessità di invidiare e di nascondere l’invidia.”
Anche nell’invidia ci sono le sfumature: un po’ torva è quella del solito Pel di carota di Jules Renard (ed. Garzanti 1987): il capitolo Colpo di scena, brevissimo e redatto a copione teatrale, vede in scena la madre del ragazzino, che proibisce al figlio, senza alcun motivo (forse per gelosia?) di andare a fare un giro con il padre, e lo minaccia di prenderlo a botte in caso contrario: sicchè Pel di carota, dopo aver comunicato al padre, sorpreso ed irritato, che resterà a casa medita fra sé: “Non a tutti è dato essere orfani.”
Più soave e potremmo dire rassegnata è l’invida di Francis Turner, cittadino dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters (ed. Einaudi 1971): “io non potevo corre né giocare / quand’ero ragazzo. / Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa, / non bere - / perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato. / Eppure giaccio qui / blandito da un segreto che solo Mary conosce: / […]: la poesia è stata messa in musica da Fabrizio De Andrè in un album interamente dedicato a Spoon River. Ma la più poetica di tutte è l’invidia descritta nel romanzo omonimo da cui abbiamo preso le mosse:
Sì, ella mi è apparsa davanti più leggera di un’ombra, lei che potrebbe essere invidiata dalla più leggera elle ombre: quella della neve che cade.
| autore | Maria Elena Roffi |
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| creato | venerdì 21 novembre 2003 |
| modificato | venerdì 21 novembre 2003 |



