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Dispersione Scolastica
Una pubblicazione a cura del MPI sulla dispersione scolastica nella scuola secondaria di I° e II° grado - Indicatori di base – Anno scolastico 2006/2007
Questa nota intende approfondire il fenomeno della dispersione scolastica nella scuola secondaria, di primo e secondo grado, attraverso l’analisi di un insieme di indicatori che aggiornano il quadro fornito nel Notiziario di dicembre 2006.
- numero di ripetenti;
- promossi con debito;
- ritardi accumulati nei vari anni di corso;
- passaggi ad altro indirizzo.
La seconda, invece, utilizza una chiave di lettura europea che analizza il fenomeno dell’abbandono in base all’indicatore degli early school leavers, costruito utilizzando l’Indagine “Forze di Lavoro” dell’Istat. Tale indicatore fa riferimento alla quota dei giovani dai 18 ai 24 anni d’età che posseggono la sola licenza media e sono fuori dal sistema di istruzione-formazione.
Esso è uno degli indicatori utilizzati dall’Unione Europea per monitorare i progressi nell’elevamento delle competenze della popolazione che i Paesi membri stanno affrontando in linea con gli obiettivi educativi espressi dal Consiglio Europeo di Lisbona del 2000, definiti nel programma europeo “Istruzione e Formazione 2010”
I dati aggiornati al 2007 evidenziano, comunque, un ulteriore progresso che contribuisce a far diminuire la distanza dell’Italia rispetto agli altri Paesi. Le regioni con le più evidenti difficoltà sono la Valle d’Aosta (29,5%), che mostra tra 2006 e 2007 uno scivolamento verso il basso della classifica, la Campania (28,8%), la Sicilia (26%) e la Puglia (23,9%) (Graf. 2).
Per quanto riguarda il Mezzogiorno d’Italia la situazione è sicuramente critica. A fronte di un quadro assai preoccupante, in questa specifica area del Paese intervengono le politiche regionali attraverso l’impiego di risorse economiche aggiuntive, comunitarie (Fondi Strutturali) e nazionali, finalizzate a ridurre il divario tra le regioni in ritardo di sviluppo e quelle più avanzate(…)
Per quanto riguarda, invece, la chiave di lettura nazionale, sopra esposta, essa dimostra che l’entità degli abbandoni scolastici è rappresentata dal numero degli studenti che durante un determinato anno scolastico interrompono gli studi senza comunicarlo alla scuola. Dalle rilevazioni sugli esiti degli scrutini effettuate dal Ministero, è possibile individuare alla fine di ogni anno scolastico uno scarto, più o meno rilevante, tra il dato iniziale degli alunni iscritti e quello relativo agli alunni che di fatto al temine dell'anno risultano scrutinati. E' il gruppo dei cosiddetti ritirati; gruppo che in realtà comprende sia quanti hanno chiesto formalmente il nulla osta per iscriversi in un’altra scuola, sia altri che, pur iscritti, non hanno mai - o solo sporadicamente - frequentato le lezioni, magari senza notificarlo ufficialmente oppure hanno deciso di non seguirle più dal 15 marzo in poi. La dimensione del fenomeno di abbandono è quindi valutata in base al numero di studenti che non hanno formalizzato in alcun modo alla scuola l’interruzione di frequenza.
È utile sottolineare che i dati fino all’anno scolastico 2006/2007 vanno letti alla luce delle norme generali sul diritto-dovere all’istruzione e formazione, definite dal decreto legislativo 15 aprile 2005 n.76 con cui è stata data l’attuazione alla legge delega 28 marzo 2003 n. 53. Quest’ultima, abrogando la legge 9/1999, ha riportato l’obbligo dell’istruzione a 8 anni scolastici, prevedendo il diritto dovere dello studente a continuare il percorso educativo nell’ambito dell’istruzione o della formazione: “è assicurato a tutti il diritto all'istruzione e alla formazione per almeno dodici anni o, comunque, sino al conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno di età; l'attuazione di tale diritto si realizza nel sistema di istruzione e in quello di istruzione e formazione professionale” (art. 2.1 c. Legge 53/2003).
È noto, inoltre, che a partire dall’anno scolastico 2007/08, i dati dovranno essere letti con riferimento ad un contesto normativo significativamente diverso: la legge finanziaria 2007, infatti, ha introdotto un “obbligo di istruzione” fino ai 16 anni assolvibile sia nel sistema scolastico sia – finché il nuovo ordinamento entri a regime – nei percorsi triennali integrati sperimentali attivati dalle Regioni in base ad accordi con lo Stato, che si concludono con qualifiche professionali di primo livello.
Tale “ nuovo” obbligo, peraltro, viene finalizzato dalla norma all’acquisizione del diploma o della qualifica professionale entro il 18esimo anno di età (anche se con la stessa legge finanziaria viene fissata a 16 anni la soglia di età per l’accesso legale al lavoro: il che implicitamente rinvia a contratti di apprendistato a causa mista).
Dunque il fenomeno delle interruzioni di frequenza della scuola non esaurisce l’analisi della dispersione formativa dei ragazzi con età inferiore ai 18 anni. È noto che sono più di 100mila (dati Isfol) gli allievi dei percorsi integrati tra istruzione e formazione professionale attivati dalle regioni.
Tenendo conto della pluralità dei percorsi, un’analisi esauriente della dispersione del sistema di istruzione e formazione è quindi possibile solo attraverso l’integrazione di tutte le fonti informative sui partecipanti al sistema (Ministero della Pubblica Istruzione e Regioni) peraltro prevista dalla normativa vigente relativa all’Anagrafe degli studenti di cui al D. Lgs. n.76/2005.
| fonte | Ministero Pubblica Istruzione |
|---|---|
| creato | martedì 6 maggio 2008 |
| modificato | mercoledì 10 settembre 2008 |

