On line il VI rapporto Cnel sull’immigrazione

La regione Emilia-Romagna risulta la regione italiana a più alto potenziale di integrazione socio-occupazionale degli immigrati e si colloca tra le regioni a bassa intensità di dispersione scolastica degli studenti stranieri.

E’ stato presentato nei giorni scorsi a Roma, il sesto Rapporto del Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) “Indici di integrazione degli immigrati in Italia. Il potenziale di inserimento socio-occupazionale dei territori italiani”. Il rapporto premia l’Emilia-Romagna come l’area con maggiore integrazione sociale e lavorativa degli immigrati in tutto il territorio nazionale.

Tra gli indicatori presi in considerazione: l’accesso alla casa, il grado di dispersione scolastica, i ricongiungimenti familiari, il livello di devianza sociale in una determinata area, il tasso di imprenditorialità. Al vertice le province di Reggio Emilia (secondo posto assoluto in Italia), Piacenza (settima) e Parma (ottava).

“Trovo che sia molto positivo il dato, reso noto dal Cnel - ha affermato il presidente della Regione Vasco Errani nel corsivo pubblicato al suo sito - che consegna all’Emilia-Romagna il primato nella classifica delle aree con maggiore integrazione sociale e lavorativa degli immigrati. Un riconoscimento autorevole che significa tanto per chi, come noi, crede che le politiche di integrazione siano indispensabili per l’equilibrio dell’intera comunità, per la prevenzione di fenomeni di devianza, per l’individuazione e isolamento di chi non rispetti le regole.
Perché deve essere fatta una forte distinzione tra chi viene nel nostro Paese per lavorare, paga le tasse contribuendo allo sviluppo e anche alla ricchezza del nostro tessuto sociale, e chi invece rifiuta e viola le leggi. Non a caso, la stessa Unione europea ha posto l’integrazione degli immigrati tra le grandi priorità dei prossimi dieci anni, insieme al contrasto degli irregolari.
E se in Emilia-Romagna abbiamo raggiunto dei risultati così significativi, con punti di eccellenza nelle province di Reggio Emilia e Piacenza e Parma, il merito non è soltanto delle istituzioni locali, ma anche del lavoro di rete, svolto con le parti sociali e il terzo settore.
Certo, ancora lunga è la strada da percorrere
- prosegue Errani - specie a fronte di un fenomeno in costante evoluzione e in relazione a standard qualitativi che nella nostra regione sono più elevati che in altre zone d’Italia. Ma i buoni livelli raggiunti ci confermano che ora dobbiamo continuare a lavorare sul tema del pieno riconoscimento dei diritti dei cittadini immigrati, ponendo particolare attenzione a categorie quali le donne che hanno cura dei nostri anziani ed a quei quarantamila bambini, figli di stranieri ma nati in Emilia-Romagna, che rappresentano una parte importante del futuro di tutti.”

Di seguito la parte del rapporto sul posizionamento della Regione Emilia Romagna nella valutazione del indicatore di Dispersione Scolastica

Indicatore di dispersione scolastica
La quota di alunni stranieri non ammessi all’esame finale di terza media, tra gli scrutinati alla fine dell’anno, è un indicatore valido di dispersione scolastica, la cui significatività è ancora più alta se si considera che, nell’anno scolastico di riferimento (2005/2006), la terza media era ancora l’ultimo anno della scuola dell’obbligo e l’esame finale costituiva uno spartiacque per l’eventuale passaggio ai gradi di istruzione volontaria, il cui mancato accesso può condizionare in maniera determinante la scelta futura di continuazione degli studi. Il dato dell’Emilia Romagna (9° con 8,6%) è inferiore di 1 punto percentuale rispetto alla media nazionale (9,5%) e la colloca tra le regioni a bassa intensità di dispersione degli stranieri. 
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La posizione dell’Emilia Romagna spicca ancor più se si considera che, per grandi aree, il Nord Est è ultimo con un tasso di non ammissione (10,2%) molto superiore a quello di Sud e Isole (7,5% circa), che primeggiano per più ridotta ricorrenza del fenomeno. Le province che sostengono la buona media emiliano-romagnola sono soprattutto Rimini (4° in tutta Italia dopo Benevento, Oristano e Taranto, con un tasso di appena il 2,5%) e Bologna (13° con 5,5%), a intensità minima di dispersione.

Tra le altre 9 regioni con valori inferiori alla media nazionale, 3 sono del Sud (Campania, Abruzzo e Molise), 2 del Centro (Umbria e Lazio), 2 del Nord Ovest (Liguria e Piemonte) e 2 del Nord Est (Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna).

Allegati

  • VI Rapporto CNEL

    Scarica il rapporto completo del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro

Proprietà dell'articolo
fonteEmilia-Romagna Sociale
creatovenerdì 27 febbraio 2009
modificatovenerdì 27 febbraio 2009